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Personaggi illustri

I Fratelli COLINELLI
La Medaglia d’Oro di Federico COLINELLI fregia, il Vessillo della Sezione di Torino, città che lo vide nascere.
Giustamente Gorizia considera Federico ed Attilio COLINELLI, suoi figli. A Gorizia crebbero e vissero la loro breve esistenza. Nelle scuole di Gorizia si formarono ed un’aula del Liceo Classico di Gorizia porta il nome di Federico. Sulle vie delle Alpi Giulie manifestarono il loro amore per la montagna e vi lasciarono talvolta il nome.
La Sezione di Gorizia li ebbe tra i propri Soci. A Gorizia guarda certamente, Attilio COLINELLI, Medaglia d’Argento, deceduto nel Campo di prigionia ad Oranki in Russia il 31.03.1943, perché qui, al Cimitero Centrale, ai piedi del monumento ormai simbolo per tutti gli Alpini, riposa la famiglia Colinelli.

Attilio COLINELLI
Cap. s.p.e. Art. Alp. Fronte greco-albanese 1940-41. Fronte del Don (1942-43) con la 18a batteria del Gruppo “Udine” del 3° Art. Alp. “Julia”.
Medaglia d’Argento al V.M.
Motivazione: “Comandante di batteria alpina, in sanguinose azioni di retroguardia, riusciva con i suoi artiglieri, frammischiati agli Alpini, a contenere il nemico incalzante. In successivo ripiegamento attraverso la steppa gelata continuava a battersi fieramente con i pochi superstiti della sua batteria fino a quando, attorniato da forze blindate, ormai privo di munizioni, veniva catturato. In dura prigionia chiudeva la sua vita di combattente esemplare per tenacia e valore”.
(Fronte russo, Dicembre 1942-Gennaio 1943)
Dai rapporti: “Comandante di batteria energico, animatore, trascinatore. Dà sicuro affidamento in ogni circostanza. Eroico comportamento in guerra”.
Encomio: “Lo elogio per l’entusiasmo, la fede ed il valore dimostrati, e per il grande rendimento dato al comando di una batteria alpina”.


Federico COLINELLI
Motivazione: “Volontario in A.O.I. con il Battaglione universitario “Curtatone e Montanara” - 1935-36. Sul Fronte del Don con il Btg. “Vicenza” – IX Alpini - Divisione “Julia”.
Già volontario in guerra in terra d’Africa, otteneva dopo insistenti richieste, di essere inviato al fronte russo. Comandante di compagnia le infondeva tutto il suo giovanile entusiasmo e la sua ardente fede facendone un vibrante strumento di guerra.
Impegnato in aspro combattimento offensivo, guidava con valore e perizia il reparto trascinando i suoi Alpini – galvanizzati dall’eroico esempio del Comandante – fin sulle munite posizioni nemiche, annientandone i loro difensori numericamente superiori.
In successiva azione, sprezzante di ogni pericolo, sempre presente ove più cruenta era la mischia, accettava l’impari lotta, e malgrado le gravissime perdite subite, riusciva a fermare l’ondata nemica attaccante contrattaccandola subito dopo alla testa degli eroici superstiti.
Colpito mortalmente e trasportato a forza ad un posto di medicazione, si preoccupava solo del proprio reparto e che la notizia della sua morte venisse celata al fratello, comandante di batteria alpina operante sullo stesso fronte, affinché potesse continuare sereno e preciso il suo tiro. Nella lunga e dolorosa agonia un solo pensiero: i suoi Alpini: un solo desiderio: ritornare in linea. Sublime esempio di fermezza, di fede, di eroica abnegazione.”
(Fronte russo, Ovest, di quota 205,6-24 Dicembre 1942; quadrivio di Selenj Jar 30 Dicembre 1942)

Il Trofeo “Fratelli COLINELLI”
La Sezione ha ricordato Federico ed Attilio COLINELLI, istituendo ed organizzando, assieme allo “Sci Club Gorizia”, il “Trofeo Fratelli Colinelli”, gara nazionale di qualificazione di sci di fondo, di 15 Km, libera agli atleti di tutte le categorie Seniores. Vi parteciparono sempre numerosi atleti civili e militari. Molti gli azzurri dello sci.
La gara, che si effettuava a quote prossime ai 1000 metri, lungo un tracciato di tipo nordico con un anello di 15 Km, ebbe 21 edizioni, dal 1955 al 1977.
Il Trofeo era triennale non consecutivo. L’Albo d’oro annovera come protagonisti lo Sci Club XXX ottobre di Trieste, le Fiamme Gialle di Predazzo, le Fiamme Oro di Moena, il C.S. Forestale di Roma.
Il Trofeo, in bronzo, raffigurante tre aquile nell’atto di spiccare il volo, è opera dello scultore torinese QUAGLINO. Opera dello scultore torinese A. QUAGLINO, voluta dalla Signora Evelina COLINELLI, in memoria dei suoi due unici figli donati all’Italia: Federico ed Attilio

Col. Paolo SIGNORINI
Medaglia d’Oro al Valore Militare alla memoria.
Nato a Casale Monferrato, classe 1896, Paolo SIGNORINI giunse a Gorizia nei primi anni ‘20, ufficiale in s.p.e. del IX Alpini. 1° Comandante del Bgt. l’Aquila.
Fu della schiera di ufficiali del 9° che tanta parte ebbero nella costituzione della Sezione Isontina e ne furono linfa vitale quando gli Alpini goriziani in congedo erano ancora una manciata. Combattente nei due conflitti mondiali, fu decorato, oltre che della Medaglia d’Oro in Russia anche di una d’Argento in Albania, due Croci di Guerra. Tre le promozioni per meriti di Guerra. Comandante del VI Alpini della “Tridentina” morì appena oltre la soglia di Nikolajevka, dove era riuscito a portare il suo Reggimento provato ma non vinto, quasi per coerenza ad un suo profondo sentire: “Non avrai il Reggimento se non gli avrai dato l’anima”.
L’anima di Paolo SIGNORINI è rimasta fino a pochi anni fa sul Don. Oggi le sue spoglie riposano nel tempio Ossario di Cargnacco (UD).


Mario CARECCHI
Campione nazionale di sci di fondo Km 18 e staffetta 3 x 10 Km nella classifica ufficiale F.I.S.I. 1938. Ha fatto parte della rappresentativa italiana in diversi incontri internazionali. Primo assoluto su 106 concorrenti ai campionati Alpini, in rappresentanza della Sezione ANA di Gorizia. Terzo posto assoluto nella gara nazionale di fondo “Trofeo Colinelli”, indetta dalla Sezione di Gorizia. Secondo, al Terminillo, in gara sci Alpinistica in rappresentanza della Sezione C.A.I. di Gorizia. Combattente in A.O.I. sul fronte greco-albanese (1940- 41) dove fu gravemente ferito. Croce di guerra al V.M. Istruttore di sci e di roccia nelle truppe alpine e, al termine del conflitto nelle truppe alleate. Autore del famoso libro “Il sole sta per tramontare”.

 

  



Maico Foghini

Nasce nel 1914 a S.Giorgio di Nogaro, fu Alcide, anche se sarà sempre Goriziano per adozione e sentimenti. Fatti gli studi superiori presso il Liceo Scientifico di Gorizia, s’iscrive alla facoltà d’Economia e Commercio dell’Università di Trieste; a metà del corso di studi però scoppia la guerra e Maico viene chiamato alle armi.
Divenuto Sottotenente viene destinato in Grecia come Ufficiale del comando del 9° Rgt. Alpini, ed è proprio in questa veste che si guadagna la prima decorazione, la medaglia di Bronzo al V.M., con la seguente motivazione:
“Ufficiale addetto ad un comando di reggimento, incaricato, durante un violento combattimento notturno, di prendere collegamento con un reparto rimasto isolato, incontratosi con un forte gruppo di nemici che, infiltratosi nelle nostre linee stava per aggirare una posizione di decisiva importanza, non esitava con abili accorgimenti a passare con i pochi uomini di scorta, attraverso il dispositivo nemico, pur di giungere in tempo per avvertire il reparto della grave minaccia incombente.
Raggiunto il reparto lo guidava per terreno impervio nel fianco dell’avversario che, sorpreso dalla inattesa nostra azione, retrocedeva in disordine e concorreva in tal modo con la sua intelligente iniziativa all’esito favorevole del duro combattimento. Fulgido esempio di coraggio, sprezzo del pericolo ed elevate virtù militari.”
Quota 1437 M. Bershishtit ( Fronte Greco ), 7 marzo 1941
Dopo la Campagna di Grecia gli Alpini ritornano in Italia, ma si possono riposare per poco, giusto il tempo per prepararsi e partire per la Russia, e anche Foghini, divenuto nel frattempo Tenente, parte, questa volta con il Battaglione “ Val Cismon “ , oltre che con il grande onore di essere l’Alfiere, cioè il custode, della gloriosa ed insanguinata Bandiera di Guerra del 9°. Il Battaglione “ Val Cismon “ era il battaglione figlio del “ Feltre“, ma per la Campagna di Russia era diventato il III° Battaglione del 9° Reggimento Alpini, assieme ai Battaglioni “ Vicenza” e “ Aquila “.
Foghini era il Comandante della 265° Compagnia formata, secondo l’ordinamento militare dell’epoca, dal Plotone Comando, 3 plotoni fucilieri e 1 plotone mitraglieri, oltre ad una squadra di mortai da 45 mm, le salmerie di Compagnia e l’Ufficiale Medico.
In Russia Maico Foghini si guadagna 2 Medaglie d’Argento al V.M.: la prima fu concessa con la seguente motivazione:
“Comandante di compagnia alpini violentemente attaccata da preponderanti forze, animava con il suo coraggio i dipendenti, infliggeva in un duro e prolungato combattimento severe perdite alle masse attaccanti ed infine le contrassaltava obbligandole a ripiegare in disordine. In successiva azione, attaccato da forze corazzate e di fanterie, con un’epica resistenza stroncava tutti gli attacchi riuscendo, nonostante le gravi perdite subite, a mantenere una posizione di capitale importanza.
“Fronte Russo, 24 dicembre 1942 - 3 gennaio 1943
L’episodio per il quale Foghini venne decorato avvenne vicino a Deresowka, in una valletta dove la 265° Compagnia doveva sbarrare il passo, anche perché, sotto la neve, era nascosta una rotabile che arrivava a Selenji-Yar, il mitico, insanguinato quadrivio dove in seguito il Battaglione “Aquila”avrebbe resistito oltre ogni umana possibilità, il Battaglione “ Aquila“ di Peppino Prisco, uno dei 4 ufficiali che riuscirono a ritornare, vivi. . .
La battaglia che ne seguì fu lunga e feroce ma, alla fine, gli Alpini tennero la posizione; il Comandante del Battaglione “ Val Cismon “, Capitano Valenti, che con Foghini aveva preso parte alla lotta, indicando i Russi in fuga fece notare che, invece delle armi, si portavano via i Cappelli Alpini, copricapi appartenenti a soldati indomabili, quale erano gli Alpini d’Italia.
La seconda Medaglia d’Argento venne concessa con la seguente motivazione:
“Comandante di compagnia alpini duramente provata da aspro combattimento, confermava in sanguinosi combattimenti il suo valore. Accerchiato con il resto del suo reparto, contrassaltava ripetutamente con eroica audacia. Attaccava personalmente a bombe a mano un carro armato finchè, alla testa dei pochi superstiti, in un disperato contrassalto, scompariva nella mischia.”
Iwanowka - Kopanki ( Russia), 15 -21 gennaio 1943
Foghini sparì nel tentativo di forzare il blocco russo e cercare quindi di raggiungere la Tridentina, assieme al Comandante di Battaglione e molti altri Ufficiali ed Alpini. Il 5 febbraio 1956, l’Esercito Italiano gli concede la Croce al Merito di Guerra, alla memoria.
Io credo che questo Ufficiale, questo Alpino, questo uomo abbia fatto il suo dovere fino in fondo, fino alla fine, ed anche oltre, ed è per questo che non lo si può, non lo si deve dimenticare, mai.
I cittadini e gli Alpini Goriziani devono sapere chi era Maico Foghini, devono ricordare con fermo orgoglio e composta commozione questo figlio di Gorizia che ha fatto sempre il suo dovere, fino in fondo, fino alla fine, donando la propria vita con serena compostezza, sempre convinto nell’intimo di aver adempiuto ai propri doveri d’Italiano e d’Alpino, nel nome della Patria, l’Italia.

Alp. Roberto Buffolini

Tratto dal numero di "Sotto il Castello" di luglio/agosto 2008

Ferruccio BERNARDIS
Fu il primo Sindaco di Gorizia, democraticamente eletto, del dopo guerra.
Era il 1948. L’incubo dei confini duramente contesi dalla ex Yugoslavia di Tito era finito da poco. L’Amministrazione Militare Alleata aveva chiuso un anno prima, restituendo Gorizia all’Italia. In momenti difficili, quasi di smarrimento, resse le sorti della città con fermezza sorretta da alto senso civico e morale.
“La situazione della città era gravissima, per cui mi riproposi di dare tutto me stesso a quella che ho sempre considerato deve essere una disinteressata e sentita missione a favore della città proponendomi di studiare, giorno per giorno il progetto cittadino, di non fare discriminazioni per diversità di partito, di etnie o d’altro”.
Classe 1906, Corso Allievi Ufficiali di Complemento a Bra nel 1929, fu assegnato al Gruppo “Belluno” del 2° Art. Montagna. Richiamato, seguì le sorti del 3° Art. Alp. “Julia”, nella campagna di Grecia del 1940-41. E’ “andato avanti” il 5 Gennaio 1993.


TRE ALPINI PER “CHIARA”, LA CAMPANA DI OSLAVIA
Un’idea dell’Alpino Ferruccio BERNARDIS, Sindaco di Gorizia, la costruzione della campana “Chiara”, al Monumento Ossario di Oslavia.
Fu realizzata su progetto dell’Alpino architetto Paolo CACCIA DOMINIONI, Socio della Sezione lsontina, in massima parte con le offerte giunte da ogni parte d’Italia. Un altro Alpino, il Gen. RICAGNO, che comandò la “Julia” in Russia, all’epoca Commissario per le Onoranze ai Caduti, ne facilitò l’esecuzione “per quanto di sua competenza” ed assicurò un contributo per il completamento dei lavori.
“Chiara” era stata la Santa davanti alla quale retrocedettero bande di armati saraceni che volevano invadere Assisi.


Benito GAVAZZA
Il Gen. di Corpo d’Armata Benito GAVAZZA, Socio del Gruppo di Cormòns, ha percorso la sua brillante carriera tra gli Alpini fino al Comando del IV Corpo d’Armata Alpino. Gli fu quindi affidato il Comando delle Forze Terrestri Alleate Sud Europa.
Incarico di forte impegno e grande prestigio. E’ stato Commissario per le Onoranze ai Caduti. In tale incarico è stato l’artefice del rimpatrio delle prime salme dei Caduti in Russia. Opera che gli ha valso la Croce d’Oro al Merito dell’Esercito con la seguente motivazione:
“Commissario Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra, si prodigava con encomiabile entusiasmo e totale dedizione alla meritoria operazione di recupero delle salme dei militari italiani deceduti nella campagna di Russia dell’ultimo conflitto mondiale. Con il suo personale carisma, dopo lunghi ed estenuanti contatti ad ogni livello presso le Autorità sovietiche ed un difficile ed accurato lavoro di ricerca negli archivi di Stato di Mosca, riusciva, con grande atto di diplomazia (superando tutti gli ostacoli di ordine pubblico e burocratico frapposti) a portare a termine, con risultati d’eccezionale rilievo l’oneroso incarico.
Nel 1991 infatti, giungeva alla sottoscrizione dell’Accordo, intergovernativo sulle sepolture di guerra, da lui messo a punto, che consentiva di costituire l’Associazione Commemorativa italo-sovietica denominata “memoriali militari” con compiti di ricerca delle aree cimiteriali italiane, esumazione e conseguente rimpatrio delle salme.
La sua opera, seguita con riconoscenza e vivamente apprezzata da tutto il popolo italiano, contribuiva ad esaltare l’immagine, ed il prestigio delle Forze Armate.”
Roma-Mosca, 15 Aprile 1989 – 6 Agosto 1992
A l momento in cui il Generale lasciò l’Esercito, ricevette dall’allora Presidente della Repubblica, On. Francesco COSSIGA, la seguente lettera:
“Caro Generale, nel momento in cui lascia il servizio attivo desidero esprimerLe il mio vivo ringraziamento per quanto, con fervida opera, ha dato alle Forze Armate ed al Paese in oltre quarantatré anni di intensa vita militare. Mi è gradito, in questa circostanza, ricordare le elette virtù di Soldato e le spiccate doti di intelletto che hanno sempre caratterizzato la Sua azione e delle quali ha dato ampia prova assolvendo con alto senso del dovere gli impegnativi ed importanti incarichi che le sono stati affidati nel corso di una lunga ed esemplare carriera.
Ricordo, in particolare, quelli di Capo di Stato Maggiore della Brigata Alpina “Cadore”, di Comandante del V Reggimento Alpini, di Capo di Stato Maggiore del IV Corpo d’Armata Alpino, di Comandante della Brigata Alpina “Julia” e di Capo del II° Reparto dello Stato Maggiore dell’Esercito. Infine nelle alte cariche di Comandante del IV Corpo d’Armata Alpino, di Comandante delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa e di Vice Presidente della Sezione Esercito del Consiglio Superiore delle Forze Armate, ha confermato le Sue particolari doti organizzative e di comando, conseguendo risultati di grande rilievo vivamente apprezzati. Nell’esprimerle, caro Generale, i sensi della mia considerazione, Le porgo un cordiale saluto e molti fervidi voti augurali.”
Roma, 25 Marzo 1989

 

Giobatta FOSCHIATTI
L’artista, l'alpino

Con questo articolo vogliamo ricordare poco noto alle penne nere isontine, che invece è stato un artista molto importante nel mondo dell’arte goriziana e friulana. Trattasi del pittore Aldo Giobatta FOSCHIATTI. Nasce a Nimis (UD) il 10 dicembre 1915 e muore a Feletto Umberto (UD) il 17 maggio 1989.
Ha lasciato i segni delle sue opere pittoriche in un arco di tempo di cinquantacinque anni. La sua prima opera è datata 1933 e l’ultima è del 1988. In questo lasso di tempo in cui gli avvenimenti privati della sua vita, la ricerca continua e profonda della verità nell’espressione delle sue tele, il raggiungimento di un linguaggio personale, hanno consentito all’artista di affermarsi con la sua variegata produzione artistica.
Svolge il servizio di leva nel 3° Reggimento di Artiglieria Alpina a Gorizia. Inviato sul fronte russo con il corpo di Armata Alpino nella Divisione JULIA.
In Russia, come lui stesso ricorda, subì: “… il congelamento di secondo grado alterato delle gambe. I miei compagni mi portarono in salvo. Arrivammo a Brest Litosk e da lì con un treno ospedale raggiunsi Vienna e quindi l’ospedale di Lecco dove rimasi e fui curato per due mesi”.
Della dolorosa esperienza restano alcuni significativi disegni, resi con sentita partecipazione emotiva, che ritraggono gruppi di prigionieri russi.
Ricorda Foschiatti: fu grazie “… alla magnanimità dei russi, che si sono privati del poco che erano riusciti a salvare dai saccheggi dei tedeschi, se oggi sono qui a raccontare questi episodi e a ricordare i mille che sono indelebilmente scolpiti nella mia mente, nel profondo del mio animo e che nessuno riuscirà a portare in superficie perché troppo dolorosi”.
Ma agli orrori della guerra, cerca rimedio negli anni successivi nella ritrovata voglia di vivere, che passa anche attraverso le rinnovate e numerose esposizioni d’arte.
Dopo aver conseguito l’abilitazione al Liceo Artistico di Venezia, ha vissuto molti anni a Gorizia dove si è dedicato all’insegnamento nelle scuole medie e superiori.
Ha esposto, insieme ad altri pittori, molti suoi quadri, e numerose le mostre che si sono susseguite in una Gorizia dove la vita culturale era in fermento. In questo contesto è nata l’Associazione Provinciale Artisti Isontini di cui il Foschiatti fu segretario per ben dieci anni, dando all’associazione risonanza provinciale, regionale ed internazionale.
Ritornato in Friuli, ha maturato diverse esperienze: fonda un “Cineforum” ed un Circolo fotografico, ma la scarsa partecipazione lo scoraggia e l’iniziativa va a finire. Ha partecipato alla vita politica friulana, tante le battaglie in campo civile e sociale.
Ha viaggiato molto, dall’Inghilterra alla Cina, dalla Scandinavia all’Egitto, all’Asia Centrale. Paesi da dove riporta profonde impressioni che lasciano il segno nelle sue opere.
Ha tenuto un rapporto di amicizia privilegiata con il Goriziano Franco BOLZICCO, suo collezionista, e oggi curatore della sua eredità.
Le due foto che vengono pubblicate sono dei disegni realizzati nel 1942-43 dall’artista-alpino Foschiatti durante la campagna di Russia e ritraggono gruppi di prigionieri russi.
(Notizie tratte dal libro “Giobatta Foschiatti 1930-1988 – Il processo creativo”.)




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