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La Fiaccola alpina della fraternità

Tutti gli anni si rinnova il sacro rito dell’accensione della Fiaccola Alpina che avviene il 1° novembre a Timau (UD). La Fiaccola, dopo la partenza dal paese carnico, sosta nei Cimiteri, ai Monumenti che ricordano tutti i Caduti di tutte le guerre fino ad arrivare il giorno 4 novembre al “Sacrario dei Centomila” di Redipuglia in occasione della Giornata delle Forze Armate.
L’idea nacque nel 1956, promotori furono il Capogruppo Alpini di Monfalcone Maggiore Amelio CUZZI ed il Maggiore degli Alpini Luigi RUDELLA, Commissario di leva nella Città dei cantieri. Successivamente, dopo aver valutato attentamente le proposte ed il progetto predisposto per attuare l’iniziativa, ci fu una riunione operativa alla quale presero parte Luciano COMARIN, Bruno GREMESE e l’aspirante A.U.C. Claudio SPANGHERO, che ascoltarono il progetto di CUZZI, meno ambizioso dell’originale ma più attuabile con le sole forze del Gruppo di Monfalcone, sulle quali sapevano di poter sicuramente contare: Timau, Friuli, Isonzo, Carso, Adriatico, questo doveva essere il percorso ideale della Fiaccola.
Fu chiesta ed ottenuta, oltre a quella degli Alpini, la collaborazione del Generale SCARPA, Comandante il V Corpo d’Armata, il quale, entusiasta, mise a disposizione mezzi ed automezzi militari indicando quale unica condizione la puntualità al momento dell’arrivo al “Sacrario dei Centomila” di Redipuglia. Fu così che in occasione delle celebrazioni del 1957, per la prima volta la Fiamma accese i grandi tripodi ai fianchi della scalinata del “Sacrario dei Centomila” di Redipuglia.
Le Penne Nere Monfalconesi, organizzatori fin dalla prima edizione nel corso degli anni hanno consolidato la cerimonia aggiungendo ulteriori tappe al suo originario intenso programma.
Da diversi anni  l’iniziativa è passata sotto il patrocinio della Sezione di Gorizia.


Paolo Verdoliva

 

Com'è nata l'idea?

Vogliamo ora ricordare, attraverso due articoli uno dell’anno 1986 e l’altro dell’anno 2005, apparsi sul nostro giornale sezionale “Sotto il Castello”, quanto è stato riportato dagli estensori degli stessi:

1957 - FIACCOLA DEI CIMITERI DI GUERRA
1986 – FIACCOLA ALPINA DELLA FRATERNITA’

(tratto da Sotto il Castello n. 5 Anno 1986)

Fiaccola dei Cimiteri di Guerra – Questo era il suo nome quando trent’anni fa ci era venuta la idea; nome che ha in se tutto il suo significato.

La Fiamma accesa all’Ossario del Monte Grappa sarebbe stata portata da una staffetta che doveva percorrere frazioni di mille metri per giungere a Redipuglia il mattino del 4 novembre e dare inizio alla solenne cerimonia riunendo spiritualmente i Caduti delle battaglie degli Altipiani, della Valle del Piave e di Vittorio Veneto con quelli del Carso, dell’Isonzo e della disfatta di Caporetto. Era stato questo uno degli argomenti durante una cena, nel febbraio del 1957, con il maggiore RUDELLA, vecchio compagno d’arme incontrato nelle recondite spire della naja. Quell’anno era stato eletto Presidente della sottosezione Livio PINELLI. Altri impegni mi avevano alquanto allontanato dai baldi amici.
La celebrazione della Vittoria si avvicinava, l’idea sempre più spesso emergeva tra i vari pensieri, ma quel seme non germogliava. Sino a che parlai con il Capo, ci riunimmo con Luciano COMARIN, Bruno GREMESE e l’aspirante A.U.C. Claudio SPANGHERO, ascoltarono il mio progetto, meno ambizioso dell’originale ma più attuabile con le nostre sole forze sulle quali sapevamo di poter sicuramente contare: Timau, Friuli, Isonzo, Carso, Adriatico. L’esame era impegnato sugli itinerari, distanze e tempi. Occorrevano automezzi, collegamenti e servizio sanitario perciò proposi di fare una visita al Generale Galliano SCARPA, Comandante il V Corpo d’Armata a Vittorio Veneto, che era stato mio colonnello durante la guerra. Mi rispose il 15 ottobre 1957 “…sarò lieto di vederti in settimana, di giovedì”. Ci accolse a braccia aperte, ci ascoltò e dopo riflessione disse: “…avrete quanto vi occorre, però la fiaccola deve trovarsi all’accesso del Sacrario alle ore 10.30 del 4 novembre”. E così fu. Allora, l’A.N.A., non era la potenza organizzata di oggi, e ancor meno le altre Associazioni d’arma, forse si poteva chiedere il concorso dei giovani alle armi, ma era delicato introdursi nella nuova naja, che stava passando tempi difficili.
Così la mattina di Domenica 3 novembre 1957 era buio quando ascoltavamo la prima messa nella chiesa parrocchiale di Timau celebrata da don Giuseppe CECCATO. Poi raggiungemmo il Tempio Ossario ove da un braciere posto sul sagrato una viva e allegra fiamma era in piacevole contrasto col gelo della morte che vi albergava. Era stato il Sindaco di Paluzza m° Emilio DI LENA a consegnare la prima fiaccola al giovane tedoforo Fiorino UNFER di Timau alla presenza del presidente della sottosezione di Paluzza Arcangelo DONADA, di Tonin PLOZNER cugino della eroina portatrice carnica caduta al Malpasso e del nostro alfiere Mondo D’ANGELO medaglia d’argento al V.M. sul Pal Piccolo; tutti e tre erano stati di casa nel famoso trincerane dove quelli del Battaglione “Tolmezzo” passarono i più bei anni della loro gioventù.
Era così iniziato il lungo pellegrinaggio della fiaccola accendendo lucerne di rimembranza nei cimiteri di militari italiani e stranieri che si trovano sull’itinerario percorso: Gemona, Adegliacco, Udine, Cargnacco, Oslavia; Polazzo e sino ai bracieri del “Sacrario dei Centomila”, accesi dal primo tedoforo Luigi VERMIGLIO accompagnato da MARCHIALI e PERASSONI. Passando in mezzo all’imponente schieramento del nostro giovane esercito seguita in riverente silenzio dai tanti pellegrini venuti da tutte le regioni d’Italia con treni popolari a tariffa ridotta, affrontando sacrifici e disagi, purchè di portare un fiore al loculo del loro compagno d’arme, o parente, “presente” sui bianchi gradoni. Il forte odore dell’incenso bruciante si espande per la grande cattedrale a cielo aperto e inizia la Santa Messa.
La solennità del momento trasporta il viandante alla visione di una schiera ordinata di spiriti che salgono verso l’alto, concetto che ha ispirato l’artista nel progetto architettonico. In quel momento sentivo di aver compiuto un dovere, assieme a tanti altri reduci, verso i tanti compagni d’arma che la guerra aveva spento. Anche il nostro Gruppo è fiero della sua bella iniziativa, come ha commentato “L’ALPINO” nel novembre 1964.
La Fiaccola per anni ha cercato un nome, ora sembra prevalga quello datole da Giulio BEDESCHI: “Fiaccola Alpina” dalla poesia che le ha dedicato, forse anche perché viene dall’Alpe o perché portata e ideata dagli Alpini. Da anni ormai non limita il suo pellegrinaggio ai cimiteri di guerra, ma sosta ai monumenti dedicati ai Caduti eretti nei piccoli paesetti siti lungo il suo itinerario, e nella breve cerimonia locale alla presenza di popolo e scolaresche e militari ricorda la fausta data del 4 novembre.
Il preciso calendario–orario non dà possibilità di altre varianti che vengono richieste, ma consente di venire ad accendere una torcia a quella fiamma simbolica e portarla al proprio paese. Così, ha dato l’esempio il Gruppo di Muris, che viene a Gemona per portare quelle fiamme alla chiesetta di Ragogna che ricorda i tanti del Battaglione “Gemona” periti in mare, ed il Gruppo di Pontebba che attinge ad Amaro e, da quest’anno anche la Sezione di Trieste che da Aquileia porterà la fiamma a Basovizza ed alla Risiera di San Sabba.
L’A.N.A., ora, ha dimostrato di avere una organizzazione poderosa, e certamente ogni Sezione potrebbe preparare una staffetta come ideata in origine, interessando tutte le associazioni d’arma, associazioni sportive, studentesche e militari dei gruppi sportivi con larghezza di iniziative, purchè rimanga controllata da un comitato A.N.A. per il rispetto di una normativa da stabilire, così che quella del prossimo anno potrebbe essere la “Fiaccola Alpina anno zero”.


                                Amelio CUZZI

 

 



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Dr. Radut | fiaccola_alpina