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Paolo Caccia Dominioni

 Paolo CACCIA DOMINIONI

soldato-artista-Alpino
Chi entra nella piazzetta di Gabria provenendo da Rubbia, si trova di fronte, al di là del pozzo, una casa di struttura antica, con qualche particolare architettonico rifatto ma ben armonizzato. E’ la casa che annoda il filo che lega Paolo CACCIA DOMINIONI a Gorizia.
“Dal Castello di Rubbia a Gabria non abbiamo avuto eccessivi disturbi. Ma dopo il cimitero di Gabria son dolori. A Gabria Alta le poche case attorno alla piazzetta del pozzo sono già ridotte a scheletri di muro, tranne la più grande, a tre piani, robustissima, con la croce rossa sul tetto”.
Quasi cinquant’anni dopo Paolo CACCIA DOMINIONI elegge quella casa a proprio domicilio, per trascorrervi, con la famiglia, lunghe, operose parentesi della sua vita inquieta.
Dalle finestre dell’antico granaio, fatto a suo vasto, personalissimo studio, lo sguardo si fermava sulle pendici del S. Michele ma il pensiero poteva correre oltre, sul Carso, lungo le trincee fino a Monfalcone o a Quota 166 del Vipacco dove “si respira vera aria di guerra. Aria di fanteria”. Volontario nei lanciafiamme, vi andò al comando della 4a Sezione e lì, in settanta furono “dimenticati” per novantadue giorni di spietata trincea. Cartolina del III Btg. Genio Guastatori del Verbano. Scesero in dieci, “veri scheletri ricoperti di fango, deboli macchine senza volontà”.

RICORDIAMO  PAOLO CACCIA DOMINIONI

Dalla nascita alla partecipazione alla prima Guerra Mondiale: 

Di nobile famiglia lombarda, visse la sua adolescenza al seguito del padre diplomatico in Francia, in Austria-Ungheria, in Tunisia ed in Egitto.  Tornato in Italia nel 1913 si iscrisse al Regio Politecnico di Milano, frequentando il primo anno della facoltà di ingegneria.
Trasferitosi a Palermo, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruolò volontario nell’Esercito Italiano..
Dopo un primo periodo in Sicilia come soldato semplice, frequentò il corso ufficiali a Torino fra il novembre 1915 e il marzo 1916. Venne quindi assegnato al Genio Pontieri, dove, divenuto tenente, nel maggio del 1917 si guadagnò una medaglia di bronzo al V.M., durante il forzamento dell'Isonzo nei pressi di Canale (ora Slovenia).
Dietro sua richiesta venne trasferito ad una sezione lanciafiamme operante sul Carso nell'agosto 1917, dove riportò una ferita non grave.
Dopo la ritirata di Caporetto dell'ottobre-novembre 1917, Paolo Caccia Dominioni, mentre si trovava in seconda linea, fu raggiunto dalla notizia della morte in guerra del fratello Cino, tenente degli Alpini (gennaio1918).
Trasferito in Libia nell'aprile 1918, venne adibito a servizi di guarnigione nei dintorni di Tripoli, dove lo sorprese l'annuncio della Vittoria (4 novembre 1918). Ammalatosi di influenza spagnola, venne rimpatriato nel maggio 1919 e congedato l'anno seguente.
Terminati gli studi, dopo un iniziale avvicinamento al Fascismo, se ne distaccò trasferendosi in Egitto nel 1924 , dove avviò la propria attività professionale, progettando importanti edifici in tutto il Medio Oriente.
Richiamato una prima volta nel 1931, prese parte ad una spedizione (di carattere esplorativo) nella regione del Fezzan, al confine fra Libia e Nigeria, con obiettivo i pozzi di Tummo, percorrendo più di 1000 Km. di Sahara, in gran parte a dorso di mehari, compiendo rilievi geografici e topografici in quella regione ancora poco conosciuta, il che gli valse il grado di capitano.


La campagna d’Africa Orientale:

Nella primavera del 1935 l'Esercito Italiano mobilita le unità da destinare alle operazioni per la conquista dell'Etiopia e le fa affluire nelle due colonie della Somalia e dell'Eritrea, basi di partenza per l'attacco all'Etiopia.
Il Cap. Sillavengo, che lavora a Beirut, viene richiamato, destinazione la stessa Eritrea. E' necessario conoscere le misure militari che l'Inghilterra può prendere contro l'Italia dal Sudan confinante da dove potrebbe minacciare il fianco destro delle nostre unità. Compito che sembra tagliato su misura per il Cap. Sillavengo. Parla l'inglese e l'arabo, è socio di uno studio di ingegneria del Cairo, a cui il Dipartimento Egiziano per l'Irrigazione ha commissionato una serie di disegni di alcune dighe dell'Alto Nilo, ottima copertura per recarsi in Sudan.

L'ufficiale entra quindi a far parte dello spionaggio nella "rete informativa K", con il nominativo di "agente K2". Il 13 luglio il Cap. Sillavengo raggiunge il Cairo da dove si sposta prima alla diga di Gebel Aulia sul Nilo Bianco, poi a quella di Sennar, sul Nilo Azzurro in Sudan. Nel mentre segue i lavori idraulici, porta avanti l'attività informativa, che dura sino al 20 ottobre 1935, dieci giorni dopo l'inizio delle ostilità contro l'Etiopia.
Scopre la costruzione di un nuovo aeroporto in una zona ad un'ora di volo dal confine con l'Etiopia; l'afflusso a Kartum di bombardieri, l'afflusso di grossi trasporti di truppe e materiali verso Cassala, al confine tra Sudan ed Eritrea. Rientrato ad Asmara, al Cap. Sillavengo viene affidato un nuovo compito: costituire una pattuglia informativa composta da "ascari" che parlino arabo, tigrino ed amarico, destinata a muovere in testa alle colonne in avanzata (colonna Starace), riconoscere il terreno, contattare gli abitanti per trarne informazioni ed individuare gli itinerari da seguire per Gondar e Lago Tana. Dominioni la chiamerà la "Pattuglia Astrale". In 10 giorni, sotto la sua guida, vengono aperti ben 275 km di pista e di strada, ed il Lago Tana è raggiunto. Il 31 luglio rientrerà il Italia per essere nuovamente posto in congedo. Per l'azione svolta con la "colonna Starace" gli verrà concessa la Croce al V.M.. Nella campagna d'Africa ha però conquistato un'altra, entusiasmante esperienza: il contatto con le truppe coloniali eritree e con i loro ufficiali nazionali. E' rimasto profondamente impressionato, quasi affascinato, da quell'ambiente fatto di indefettibile fedeltà all'onore militare, di alto senso del dovere, di grande dignità e di altrettanto grande coraggio e spirito di sacrificio, che contraddistinguono quegli uomini eccezionali.


La Seconda Guerra Mondiale

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale l'ingegner Sillavengo è ad Ankara. Dal 1939 dirige i lavori di costruzione della nuova Ambasciata d'Italia in Turchia, da lui progettata. Richiamato alle armi, nel gennaio 1941 prende servizio al S.I.M. (Servizio Segreto). Sillavengo non è più un ragazzo, ha 46 anni suonati, è maggiore e nella sua vita errabonda ha conosciuto molti aspetti dei Paesi stranieri con cui ora l'Italia è in guerra, e ne ha potuto valutare il potenziale e le capacità economiche ed industriali. Conosce certo bene anche i nostri limiti strategici. Ha quindi tutti gli elementi di valutazione per comprendere che sarà molto difficile vincere la guerra. Questo dovrebbe spingerlo a rimanersene "acquattato" nell'ambito del Servizio "I", lontano dal pericolo e dai rischi. Ma l'uomo non è fatto di questa pasta. Il lanciafiammista, il geniere, il meharista, il Comandante della Pattuglia Astrale sono radicati molto più nel profondo del suo carattere che nei facili entusiasmi dell'età giovanile. E, pur prevedendo come sarebbe potuta andare a finire, vuole affrontare il pericolo, il rischio di cadere, fronte al nemico, non tanto nella speranza di una vittoria, quanto per un senso di dignità, per una questione di stile.
Così, quando viene a sapere che è in via di costituzione una nuova specialità "ardita" del Genio, chiede di esservi assegnato. Questa volta si tratta dei "guastatori", soldati d'eccezione, uomini d'acciaio nello spirito, nella mente, nel fisico, tutti volontari nell'affrontare il rischio al più alto livello, convinti di doverlo fare in nome dell'ideale di Patria e come espressione del loro cosciente ardimento e della loro splendente giovinezza. Il 24 marzo 1942 il Maggiore Sillavengo è a Brunico, sede del XXX Btg Guastatori Alpino del Genio (in partenza per la Russia), per la frequenza del corso di specializzazione. Finalmente è nel suo ambiente, quello che gli è congeniale per spirito, modo di sentire, tradizione di famiglia e per la memoria sempre viva che ha del fratello Cino, caduto portando le insegne alpine. Alla fine di giugno (42) giunge al Maggiore Sillavengo un'altra inattesa destinazione: Africa Settentrionale, quale Comandante del XXXI Guastatori che ha perso in combattimento il proprio Comandante. Il reparto è in Libia dalla fine di settembre 1940 ed ha partecipato, sempre in prima linea, alla battaglia della Marmarica ed alla successiva offensiva dell'Armata italo-tedesca contro Tobruk. La punta di lancia dell'attacco alla piazzaforte sono state le squadre guastatori che, con i tubi esplosivi, le cariche cave, i lanciafiamme, i mortai "Brixia" da 45 e le bombe a mano, hanno neutralizzato i fortini che costituivano la cintura difensiva di Tobruk.

Per l'azione di comando da lui svolta durante la battaglia di El Alamein e per il risultato conseguito nel portare il reparto fuori dall'accerchiamento, il Maggiore Sillavengo verrà decorato di Medaglia d'Argento al V. M..


La ricostituzione dei Guastatori Alpini

Nel maggio 1943 lo Stato Maggiore, a seguito della distruzione della quasi totalità dei reparti guastatori è dell'idea di sopprimere l'intera specialità e, in tale ottica, non ci sono certo orientamenti favorevoli alla ricostruzione di nuovi altri reparti .
Lo spirito e l'entusiasmo dei guastatori superstiti dalla Russia e dall'Africa è più che mai vivo .
Tutti, in un modo o nell'altro, si rivolgono alla figura carismatica del Magg. Paolo Caccia Dominioni chiedendo che i guastatori continuino a vivere .
Dopo alcuni mesi di convalescenza, il Maggiore Sillavengo è di nuovo al comando del rinato XXXI , questa volta Alpino, ricostituito ad Asiago con i reduci di Russia e d'Africa, e con un migliaio di reclute, tutte volontarie.
Sollecitato da tanto impegno l'ufficiale attiva tutte la proprie conoscenze presso lo Stato Maggiore allo scopo di ottenere l'autorizzazione a costituire un nuovo reparto di guastatori alpini. Un notevole appoggio l'ottiene dal Col. Emilio Faldella, ufficiale degli alpini e Capo di Stato Maggiore, che condivide le sue idee .
Alla fine la battaglia è vinta . Lo Stato Maggiore giunge alla determinazione di costituire un nuovo battaglione guastatori alpini e, quindi, di non sopprimere la specialità .
Il Magg. Caccia Dominioni riceve l'incarico di ricercare presso tutti i reparti del genio i volontari per un nuovo corso guastatori .
Grande è l'affluenza e, per la selezione, oltre 3000 volontari si concentrano a Banne, sede del 5° rgt. genio .
Da marzo a luglio del 1943 se ne brevettano circa 1000. L'ordine di costituzione del nuovo XXXI battaglione guastatori alpini, datato 1° agosto 1943 dispone l'insediamento del reparto ad Asiago alle dipendenze del 5° rgt.genio.
Il 20 maggio il Magg. Caccia Dominioni si era recato a Volzana d'Isonzo presso la compagnia guastatori 30^ bis concordandone l'inquadramento nel futuro neo XXXI con il nome di 1^ "Giaguaro" in onore dell'antica compagnia uscita dal 1° Corso Guastatori alla Scuola di Civitavecchia .
Nell'agosto 1943 il nuovo XXXI , con una forza totale di 1153 uomini , e comandato dal Magg. Caccia Dominioni , inizia un'intensa attività addestrativa .
La sera del 7 settembre 1943 il comandante di battaglione riceve l'ordine di presentarsi con urgenza a Banne (Trieste), al comando di reggimento .Dopo una notte di viaggio, alle 8 del giorno dopo è di fronte al comandante del 5° reggimento che gli ordina di recarsi immediatamente a Roma, presso lo Stato Maggiore, per perorare la causa dell'urgente assegnazione delle armi e dei materiali ancora mancanti al XXXI battaglione .
Il Magg.Caccia Dominioni è in stazione a Trieste quando viene diffusa per radio la notizia dell'armistizio .
Intanto, sull'Altopiano di Asiago il XXXI btg., agli ordini del Cap. Piero Santini, non può sottrarsi alla tragedia che travolge l'intero paese .Il battaglione resta disciplinato e compatto finchè dispone di viveri . E' escluso, però, che oltre mille uomini possano gravare sulle risorse, già precarie, di una piccola cittadina .
Il 13 settembre 1943, in mancanza di ordini, viene indetto un referendum generale e deciso lo scioglimento con libertà d'azione . Gli abitanti provvedono a fornire gli abiti borghesi necessari .


La Resistenza :

Anche il Maggiore Caccia Dominioni , travolto da eventi che sfuggono a qualsiasi controllo, riesce a raggiungere fortunosamente Nerviano e vi rimane qualche tempo in attesa che la situazione si chiarisca e che si possa decidere il da farsi. Viene sollecitato da più parti, sia a rientrare in servizio nel costituendo Esercito del Nord, a fianco della Germania, sia ad aderire ai primi movimenti di resistenza contro fascisti e tedeschi, che stanno prendendo piede tra la popolazione. E decide per la seconda soluzione, per cui, alla fine di gennaio del 1944, entra a far parte della 106a "Brigata Partigiana Garibaldi", che ha il compito di condurre azioni di sabotaggio e di disturbo nelle retrovie.
Dopo averla organizzata, il 30 giugno conduce la prima di tali azioni: la sottrazione dallo stabilimento Fiocchi di Lecco, controllato dai Tedeschi, di 15 mitra, 8 pistole e qualche migliaio di cartucce. Il risultato ottenuto consente di armare gli uomini del distaccamento. Ma la ruota della fortuna gira, e l'11 luglio la Guarda Nazionale Repubblicana (G.N.R.) lo arresta, ad Arona. Sillavengo tenta la fuga ma viene arrestato e consegnato alle SS tedesche, che lo rinchiudono nelle Carceri Nuove di Torino. Si salverà solo rivelando la propria identità di ufficiale in Africa Settentrionale, decorato da Rommel. I tedeschi si accertano, constatano la verità delle dichiarazioni e lo rilasciano. I restanti mesi del 1944 passano in un continuo spostarsi da un rifugio all’altro. Il 31 dicembre 44 la G.N.R. lo arresta di nuovo e finisce a San Vittore ove rimarrà sino al 15 febbraio. Ne uscirà per il rotto della cuffia, in virtù di una banale compiacente disattenzione burocratica dell'autorità di polizia. Alla fine di marzo accetta l'incarico di Capo di Stato Maggiore del Comando Regionale Lombardo del CVL ed in tale posizione vive le giornate dell'insurrezione del 25 aprile. Per la partecipazione ai mesi della Resistenza gli verrà concessa la Medaglia di Bronzo al V.M.


Il recupero delle salme dei Caduti


Dopo la fine della guerra il suo socio dello studio di ingegneria del Cairo lo chiama laggiù, per ricominciare. Lui accetta e, nel luglio del 1947 è di nuovo in Egitto. Due anni dopo (1949) lo convoca il Console d'Italia Alfredo Nuccio, suo antico commilitone nella 1a G.M., per dirgli che era giunto il momento di pensare seriamente alla sistemazione dei Caduti Italiani che erano ancora dispersi tra le sabbie. Sino ad allora, nelle vicinanze di El Alamein, su iniziativa degli Inglesi, era stato creato un cimitero, ad opera di 47 prigionieri di guerra italiani, tra cui due Sottufficiali, il Sergente Maggiore Pellicciotta, bolognese ed il Sergente Pietrangeli, senese, che dal 1943 all'agosto del 1945 avevano lavorato volontariamente, con il massimo impegno, nell'opera di raccolta e recupero delle salme semisepolte od ancora giacenti in superficie sul terreno.
Avevano perso tre dei loro sui campi minati ancora attivi ed erano riusciti a riunire quasi 5.000 Caduti, tra Italiani e Tedeschi, su di un'ampia superficie di terreno, sotto la Quota 33 di Alamein. Ma il deserto era ancora pieno di Caduti. ii meu e conosci il deserto ed il campo di battaglia come le
Le difficoltà sono subito tante: non ci sono fondi, che Roma invierà "appena possibile". Non esistono elenchi aggiornati dei Caduti, perché persi nella ritirata e nella resa successiva. Ma Dominioni non si ferma: scrive ai veterani del XXXI, all'Associazione Famiglie Caduti in Guerra, ai giornali nazionali. Arrivano aiuti finanziari, elenchi e notizie sui Caduti, informazioni, schizzi topografici e suggerimenti dai veterani e dai Cappellani militari. Sistema la Q. 33 come base logistica ed ufficio e costruisce una serie di edifici di raccordo tra il cimitero e la litoranea: alcuni depositi, un piccolo museo, una base tedesca ed una "corte d'onore", ad arcate, in cui costruisce un basamento di pietra a forma di scafo di carro M13 e vi installa sopra la torretta e la targa del carro RE 3700. Poi si procura una jeep, impianta un "registro delle ricognizioni" su cui annoterà, per ognuna, data di effettuazione, partecipanti, itinerari, chilometri percorsi, località ispezionate, numero e nazionalità delle salme recuperate. Tra il settembre del 49 ed il gennaio del 50 recupera 62 salme, tra italiane e tedesche. Nel giugno del 50, a Roma per la cerimonia di consegna delle decorazioni al V.M. concesse al suo battaglione, il Maggiore Sillavengo ne incontra i reduci. Tra essi il guastatore Chiodini, veterano di Tobruk e argento al V.M., si offre di raggiungerlo a Q. 33 e di rimanervi sino alla fine della missione, "per dare una mano!". si può Il 18 settembre 1950 gli Allievi dell’Accademia Navale, alla fonda ad Alessandria, giungono ad El Alamein ed alzano, sull’albero di Q. 33, la bandiera della Marina Militare. Alla sagola è l’Allievo Amilcare ZANETTI, figlio del Ten. Col. Zanetti, già C.te del 66° fanteria della Divisione “TRIESTE”, caduto ad El Alamein ed ivi sepolto. Nel 1951 è la volta dei settori della "TRENTO" e della "TRIESTE"; il 1952 è dedicato alla ricerca ed al recupero dei cimiteri tra Alamein ed il confine con la Libia ed in quell'anno le jeeps dei guastatori saltano ben due volte sui campi minati. Nel 1953 viene ritrovato il cimitero della Brigata Greca.
Il riassunto sintetico dell’opera indefessa di questi valorosi uomini può essere riassunta nei seguenti dati:
•    dal campo di battaglia: Italiani 490, Tedeschi 465, Alleati 208, Ignoti di Nazione ignota 63. Totale: 1.226;
•    dai cimiteri secondari in linea o retrovie: Italiani 893, Tedeschi 975, Libici 205. Totale: 2.073
per un totale generale di 3.299 salme recuperate.


Sacrario di El Alamein     

In quell'anno vi è un'altra grande notivà: il cimitero di Q. 33, troppo vulnerabile al trascorrere del tempo, deve essere sostituito con un grande Sacrario. All'ingegner Sillavengo è affidato il compito di progettare e di eseguire la nuova opera. Il 2 dicembre 1955 il Maggiore Sillavengo è promosso Ten. Colonnello e l'anno dopo, portata a termine la progettazione, inizia i lavori di costruzione del Sacrario. Nel 1957,a lavori in corso, il Ten. Col. Sillavengo, richiamato in servizio, è inviato a Murchison, Australia, per realizzarvi il Sacrario che oggi custodisce le salme dei soldati Italiani deceduti laggiù, in prigionia.
Ad Alamein i lavori continuano, unitamente alle ricerche, condotte dal solo Chiodini. L'opera sarà completata nel 1958 e vi saranno traslate le 5.364 salme di Italiani riesumate dal cimitero di Q. 33, che torna così ad essere un'anonima parte di deserto. Ricerca delle salme, opere di finitura e messa a punto del Nuovo Sacrario continueranno, sia pure con ritmi discontinui, per altri 4 anni, sino a tutto il 1962. Le statistiche ufficiali affermano che in terra egiziana, sono caduti 5.920 soldati italiani. Le salme reperite sono state 4.825; delle quali 11 successivamente rimpatriate e 4.814 tumulate nel sacrario di Alamein. Di esse 2.465 hanno un nome, 2.349 rimarranno ignote per sempre, note solo a Dio. L'impegno del Comandante del XXXI, del guastatore Chiodini e dei loro collaboratori beduini si sintetizza in 360.000 km di ricognizione nel deserto, di cui più di 100.000 in zone minate, con feriti e caduti; in oltre 1.500 salme recuperate dai campi di battaglia e in circa 1.000 caduti senza nome identificati. Tanta dedizione non è bastata per portare a compimento la grande opera pietosa: le spoglie di 1.095 soldati non sono state ritrovate e rimarranno "disperse" in eterno.

I progetti seguenti

Paolo Caccia Dominioni ricomincia, con lena rinnovata, la vita professionale. Di questi anni è quasi tutta la sua produzione letteraria principale: "Takfir"; "Alamein"; "1915-1919"; "Ascari K7"; "Le trecento ore a nord di Qattara"; "Alpino alla macchia"; "La Frana del san Matteo" .
Molti sono anche i progetti, tutti eseguiti, di opere monumentali:

-  l'ala del paracadutista, nella piazza dei Caduti a Viterbo e nella caserma Vannucci, a Livorno
-  il Sacrario di Tripoli
-  la Cappella della Folgore a Castro Marina
-  il monumento all'Artigliere da montagna ad Udine
-  quello ad Amedeo di Savoia, duca d'Aosta e quello agli “infoibati”, a Gorizia
-  la cappella degli alpini del btg. “Morbegno” sul dosso del Ronco, a Morbegno
- nell'anno 1983 il Commissario Generale Onoranze Caduti in Guerra gli chiede di progettare una meridiana da collocare su Q.33 e gli propone di andare a metterla in sito personalmente. Paolo Caccia Dominioni ha oramai 87 anni e qualche problema di salute ne limita molto l'attività. Ma niente potrebbe impedirgli di tornare alla sua quota, per cui progetta la meridiana e, accompagnato affettuosamente dalla moglie, va di persona a collocarla sul Sacrario .


Moltissimi, Ufficiali dell'Esercito del dopoguerra colsero l'opportunità di chiedergli un disegno, uno schizzo, una rappresentazione dei Reparti e delle Unità che comandavano, tale da sintetizzarne la storia ed i fasti e, soprattutto, da stabilirne un raccordo sicuro tra il presente post-bellico ed un passato troppe volte travolto nel solco della tragedia dell'armistizio e della guerra civile che ne era seguita. Ad ogni richiesta la risposta del Colonnello Sillavengo era sempre positiva senza alcuna esitazione nè riserva, purchè in essa vi fosse lo scopo di onorare chi aveva sacrificato la vita in armi, con sincerità ed animo puro, in nome del dovere e dell'onore militare.
Il 4 novembre 1962 alla presenza del capo dello stato on. A.Segni, del ministro della difesa on. G. Andreotti, del capo di SMA gen. Aldo Remondino, della principessa Anna di Francia vedova del Duca d'Aosta e numerose autorita' civili e militari viene inaugurato il monumento ad Amedeo di Savoia. Costruito al posto della palazzina comando, la statua poggia i piedi nel posto esatto dove c'era la scrivania del Duca. Opera dello scultore veronese Vittorio di Colbertoldo su progetto di Paolo Caccia Dominioni, raffigura il Duca in tenuta di volo con lo sguardo rivolto verso l'Amba Alagi. Alla base del complesso una serie di cippi commemorativi dei luoghi più significativi della Grande Guerra e quello indicante l'Amba Alagi. Alle spalle del monumento c'è la rosa dei venti e di fronte, oltre la strada il lapidario ricorda i caduti del 1° e 4° Stormo.


Un giorno andarono da lui alcuni reduci della Divisione Alpina "Monterosa", dell'Esercito della Repubblica Sociale Italiana, e gli chiesero qualche suggerimento per dare veste di Sacrario dei Caduti della Divisione ad un piccolo oratorio, San Rocco, situato nei pressi di Palleroso, una piccola frazione di Castelnuovo della Garfagnana, sulla ex "linea Gotica", teatro di aspri combattimenti fra le Armate Alleate e le Truppe Italiane che avevano rifiutato la capitolazione e contrastavano loro il passo. Ancora una volta la risposta del vecchio soldato, che pure aveva militato dalla parte opposta, fu affermativa ed entusiasta.
L'oratorio fu sistemato, le lapidi, con i nomi dei Caduti sapientemente composti, furono applicate alle pareti.
Sotto di esse venne posta una scritta, che simboleggia l’equilibrio storico di questo grande uomo,
la dimostrazione del superamento del momento delle passioni e dell’ira e la volontà di guardare avanti vedendo il passato nel suo assieme, comprendendo gli indistruttibili legami con il presente:

"Qui sono murate la gloria e le pietre di Lepanto, 1571; Assietta, 1746; Goito, 1848; San Martino, 1859; Bezzecca, 1866; Adua, 1896; Tripoli, 1911; Trincea delle Frasche, 1915; Gorizia, 1916; Monte Santo e Monte Grappa, 1917; Piave e Vittorio Veneto, 1918; Mai Ceu, 1936; Tobruk ed Alamein, 1942; Don e Tunisia, 1943; Fronti Italiani, 1944-1945".

Anche se avversari in guerra, egli ritenne di passare ai posteri il ricordo di quei soldati che avevano combattuto per un loro ideale nel quale credevano, per quegli Alpini che si erano immolati onorando il Tricolore.
Questi era Paolo Caccia Dominioni, nobile lombardo, conosciuto normalmente come Colonnello Sillavengo, nome della sua casata, Socio della Sezione di Gorizia dell’Associazione Nazionale Alpini, Gruppo di Fogliano-Redipuglia.




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